Le ultime 56 ore
11 maggio 2010
Categorie: Books & Movies
regia di Claudio Fragasso.
Con Gianmarco Tognazzi, Luca Lionello, Simona Borioni, Barbora Bobulova, Nicole Murgia.
Nei cinema da venerdì 7 maggio.
Parafrasando il sociologo Marshall McLuhan “Il medium è il messaggio”. E il messaggio di questo “Le ultime 56 ore” è diretto e lodevole, quello di porre l’attenzione sulla tragedia dell’utilizzo dell’uranio impoverito (altamente tossico), di cui sono state rivestiti gli armamenti in dotazione alle forze armate, tra l’altro, anche italiane. L’argomento viene denunciato in modo diretto e molto chiaro, utilizzando il medium cinematografico in maniera tecnicamente impeccabile. Ma il film, c’è poco da fare, non funziona. La storia: sono passati cinque anni dall’intervento militare nel Kosovo e moltissimi membri dell’esercito italiano riportano malattie tumorali. La dott.ssa Ferri (Barbora Bobulova) è colpita in prima persona da questa tragedia, con il marito agonizzante ridotto ad una sorta di larva, e fa giurare al Colonnello Moresco (Gianmarco Tognazzi) di lottare e combattere per far emergere la veritĂ sulle implicazioni fra l’uranio degli armamenti bellici e la proliferazione dei tumori nell’esercito. Nella stessa cittĂ , Catania, il vicequestore Manfredi (Luca Lionello), un abile negoziatore poco incline ai protocolli della polizia, deve gestire una figlia adolescente e una crisi coniugale con una moglie che ama ancora.
La tragicitĂ del fato farĂ incrociare i destini del militare e del poliziotto all’interno di un ospedale. Non giriamoci intorno: come detto, il messaggio è sicuramente lodevole ma è diluito in una storia inverosimile inzeppata di luoghi comuni, per di piĂą incastonata tra una sceneggiatura banale (intendiamoci: lo sviluppo della storia, non l’argomento di fondo) e un’interpretazione da Actor Studio banalizzato. “Le ultime 56 ore” scimmiotta all’italiana un genere poliziesco americano di cui sembra una brutta copia (tantissimi i dettagli, come il ruolo del “negoziatore” poco verosimile nel nostro paese), con un eroismo generale inutile e troppo marcato (la ragazzina poco piĂą che adolescente che in pieno sequestro ha la libertĂ di parlare con i suoi sequestratori e tenta di convincerli con fare deciso e spavaldo alla resa). I personaggi? Caratterizzazioni superficiali con troppe scene strappalacrime al limite del ridicolo. Sinceramente imbarazzante l’interpretazione di Nicola Canonico, di ottimo livello, invece, il solito Gianmarco Tognazzi (e non potrebbe essere altrimenti) così come buona è quella di Barbara Bobulova e Luca Lionello (figlio d’arte, interprete anche dell’intenso Giuda ne “La passione di Cristo” di Mel Gibson).
Ovviamente, non ci sono solo note negative: la pellicola di Claudio Fragasso gode di un ottimo montaggio e di una realizzazione tecnica impeccabile, supportata da una grande colonna sonora nonché di ambientazioni e costumi degni di una produzione da big. Si vede la mano invisibile di Fragasso: regista navigato (famoso, tra gli altri, anche per “Teste rasate”, “Palermo Milano solo andata”, “Concorso di colpa” e “Milano Palermo il ritorno”) che conferma la sua ottima tecnica. Ma la positività della pellicola si ferma qui. Malgrado i prodromi esaltanti, gli epigoni deludono. Il cinema italiano ha perso un’occasione per realizzare un film che potesse alzare il dibattito sull’utilizzo dell’uranio impoverito nei teatri di guerra, nonché un prodotto che fosse commercializzabile anche all’estero.
Luca Maria Brogli







