Aldo Giovanni e Giacomo: “Siamo più di una banda. Siamo una squadraâ€

16 dicembre 2010
Categorie: Glamlife Interview

E non potrebbe essere altrimenti. Insieme dal 1991, il trio milanese ha fatto della comicità garbata e mimica il suo marchio di fabbrica e con questo “La banda dei Babbi Nataleâ€, proprio con un gioco di squadra, i comici mirano alla testa della classifica (del botteghino) puntando su uno schema robusto (il classico cinepanettone da famiglia con happy ending finale), una tattica consolidata (la loro irresistibile verve comica), outsider inaspettati (leggi: Mara Maionchi e le musiche di Mina). E noi di Glamlife abbiamo incontrato di persona tutta la banda, pardon, il team dei Babbi Natale per arrivare a scoprire che poi, in fondo, Aldo Giovanni e Giacomo sono anche politicamente (e bonariamente) scorretti. Leggere per credere.

Glamlife: Aldo Giovanni e Giacomo, il film “La banda dei Babbi Natale†è stato diretto da Paolo Genovese, ma  stato scritto da voi. Un lavoro corale, dunque.

Giacomo Poretti: “So che è una cosa che si dice sempre ma questa volta è vera, “La banda dei Babbi Natale†è assolutamente un film corale scritto da noi tre con la complicità di Valerio Bariletti, Morgan Bertacca e Giordano Preda. A questo gruppo ben assortito si è poi aggiunto  Paolo Genovese, il nostro regista con cui abbiamo condiviso ogni scelta, e un cast di attori incredibili che hanno contribuito alla perfetta riuscita di questa commedia natalizia. Tutto è stato davvero gestito in maniera assembleare e collettivaâ€.

Glamlife: Ci potete raccontare come è nata la partecipazione di Mara Maionchi?

Giacomo Poretti: “Ci serviva una suocera energica da affiancare al personaggio di Giovanni e così ho immediatamente pensato a Mara Maionchi, che conoscevo già in tempi non sospetti, prima cioè dell’esperienza televisiva “X Factorâ€. Pur non avendo mai avuto esperienze cinematografiche, Mara ha accettato di partecipare al progetto, incosciente e travolgente come lei solo sa essereâ€.

Glamlife: La colonna sonora è targata Mina: Come è nata la collaborazione?

Giacomo Poretti: “Narra la leggenda che il nostro produttore abbia telefonato a Massimiliano Pani, figlio della celebre cantante, per i diritti di una vecchia canzone di Mina da impiegare nel nostro film. In quel preciso momento pare che Mina stesse guardando uno dei nostri film coi nipotini e pare sempre che la cantante sia una nostra grande ammiratrice, per questa ragione ha espresso il desiderio di ‘prestarci’ la sua canzone e di cantarne addirittura una inedita solo per noi. Questo dice la leggenda e così voi giornalisti dovete trascriverlaâ€.

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Glamlife: che tipo di film è questo che uscirà nelle sale il 17 dicembre?

Giovanni Storti: “Con La Banda dei Babbi Natale siamo tornati alle origini e a quello che siamo sempre stati. Abbiamo seguito tutte le fasi di preparazioni del film, dalla scrittura alle riprese, dalla recitazione al montaggio. Ci siamo anche questa volta divertiti molto e speriamo di fare divertire altrettanto il pubblico in sala. Come dico nel film: “Noi non siamo una banda ma siamo una squadraâ€.

Glamlife: che ne pensate di chi per i film natalizi ricorre spesso al nudo, alle volgarità..

Aldo Baglio: “Non mi va di (s)parlare dei miei colleghi, diciamo che tendenzialmente non condivido un certo tipo di comicità e faccio, facciamo, altre scelte. Scelte che tendenzialmente privilegiano la qualità contro la risata grassaâ€.

Glamlife: Ci sono scene in cui maltrattate gli animali. Nessuna paura delle reazioni?

Giovanni Storti: “Odio gli animali, non li sopporto e finalmente quest’anno ho potuto sfogare i miei istinti, ad esempio per la scena del barboncino ho dovuto lanciare per aria 14 cani. E anche lo scimpanzè ha fatto una brutta fine. Guidava veramente lui in quella scena, e ha anche vomitato. No, seriamente penso sempre che in questi casi le reazioni di un certo tipo vengano solo dagli sciocchi. Tutti amiamo gli animali, e queste sono scene un po’ da cartone animatoâ€.

Luca Maria Brogli

Claudio Baglioni: “Un capodanno finalmente nella mia casa. Roma, abbracciamiâ€.

16 dicembre 2010
Categorie: Glamlife Interview

Superospite della notte di San Silvestro, sarà il cantante romano la stella che accompagnerà la Città Eterna alla conclusione del decennio del secondo millennio. Quasi tre ore di concerto per ripercorrere quarant’anni di carriera di uno degli artisti (cresciuto tra Monte Sacro e Centocelle) più amati e conosciuti in Italia e all’estero. E proprio l’estero è una componente importante per Baglioni perché “sarà un concerto – afferma il cantante – che individualmente segna la fine di un lungo giro per il mondo, cominciato a marzo e che ci ha visti cantare in teatri di diverse città dei cinque continenti. È stato anche un viaggio personale, un percorso da viaggiatore cercando di gustare le miglia percorse alla ricerca del significato dei viaggi dei milioni di italiani che vivono nel mondoâ€. La conferenza stampa di presentazione di “Per Roma, per il mondo†è stata l’occasione nella quale Glamlife ha potuto intervistare l’artista che il 31 dicembre si esibirà per l’ultima volta prima di un lungo ritiro, nel quale si dedicherà all’elaborazione di nuovi progetti.

Glamlife: Cosa rappresenta questo Capodanno per un artista come te?

Claudio Baglioni: “Questo rappresenta l’inizio di un nuovo decennio, non solo di un anno; per scaramanzia certe date per noi artisti sono significative e danno un valore aggiunto: dopo dieci anni torno a cantare a Roma per Capodanno, l’avevo fatto nel passaggio dal 1999 al 2000 a San Pietro subito dopo che papa Wojtyla aveva finito di parlare. Lo ricordo sempre con emozione, il migliore degli ultimi dell’anno vissuti. Spero che questa magia possa ripetersi con il mio gruppo di undici elementi, grandi immagini per tenere un po’ coesa l’audience affinché la festa sia autentica e attinga veramente all’emozioneâ€.

Glamlife: Un capodanno nella tua Roma.

Claudio Baglioni: “È come farlo a casa. E almeno, dopo aver girato e cantato in tutto il mondo posso dire che dopo il concerto starò nel letto di casa mia e non di qualche albergo. E poi mi fa piacere perché sarò insieme a parenti ed amici, e soprattutto con mia madre che ha 92 anni e con la quale non festeggio da tantoâ€.

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Glamlife: Viaggiando per il mondo che idea dell’Italia hai visto?

C.B.: “Un po’ sfocata: non è che siamo al centro dell’attenzione o l’ombelico del mondo. Sarà perché quando si è lontani acuisce questo amore per la nostra tradizione, ma abbiamo tante cose ancora da dire. La cosa più interessante sarebbe sviluppare un cammino sulle arti contemporanee e popolari, un po’ assentiâ€.

Glamlife: E Roma che posto occupa in tutto questo?

C.B.: “Non c’è stata occasione in cui Roma non sia venuta fuori e proprio per questo il concerto di Capodanno rappresenta il finale di tale percorso a cui parteciperanno persone che sento più mie rispetto a tutte le altre. Roma è la città del mio mondo e del mondoâ€.

Glamlife: Ci puoi parlare della scaletta del concerto?

C.B.: “Il concerto dovrebbe durare intorno alle 3 ore. Se dovessi cantare tutte le canzoni che ho scritto avrebbe fatto forse due capodanni di fila! Sarà una scaletta antologica, un percorso di quarant’anni di carriera e durante il concerto scorreranno immagini della storia contemporanea e di Roma, realizzate apposta per questo evento per raccontare questo percorso, anche perché mi ritirerò per un po’ per lavorare su altri progettiâ€.

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Glamlife: Secondo te come è cambiata Roma?

C.B.: “È cambiata certamente, ma Roma è una città che dovrebbe avere dei teatri in più. Ha tanti teatri di tradizione, ma sale da 3000 e 5000 persone sono poche e, tolto l’Auditorium, la musica è costretta a trasferirsi in altri posti come i palasport. Questo è un cambiamento che non c’è statoâ€.

Luca Maria Brogli

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ENRICO BRIGNANO: “Tradizione ed innovazione, ecco il mio Rugantinoâ€

24 novembre 2010
Categorie: Glamlife Interview

“Sono romano, ma non è colpa miaâ€, è il titolo di un suo delizioso libro. Non sarà colpa di Enrico da Acilia se è romano, ma il banco (anzi, il palcoscenico) di prova che lo aspetta al Sistina (dal 24 novembre a metà febbraio) gli permetterà ancora di più di affermare questa sua “romanitàâ€, e di confermarsi l’erede della tradizione comica romana che parte da Aldo Fabrizi e Alberto Sordi, passa per Nino Manfredi ed Enrico Montesano per arrivare fino a Gigi Proietti.

Il “Rugantino†del 2010 ha il volto di Enrico Brignano (protagonista e curatore della messinscena), un’operazione teatrale che con più di 100 repliche, tre mesi fissi di programmazione, tutto sold out per le prime settimane (35,65 euro della terza galleria fino ai 69 euro per un posto in poltronissima) si annuncia essere il fenomeno della stagione romana. Roma, la romanità e la tradizione: Enrico Brignano non poteva che presentare la sua commedia musicale (“collaudata molto prima dell’attuale moda del musicalâ€, ha affermato l’attore) simbolo dell’estro romano nel colle più importante e rappresentativo, il Campidoglio. E dove noi di Glamlife lo abbiamo incontrato.

Glamlife: Enrico Brignano, quanto è importante per te raccogliere il ruolo di “Rugantino�

Enrico Brignano: «È un onore. Nelle oltre mille repliche di “Rugantino”, si sono susseguiti Manfredi, Montesano, Mastandrea, La Ginestra e Adriano Celentano. E se lo ha fatto anche Adriano Celentano, io non ho nessun timore, perché se lo ha fatto lui lo possono fare tutti! (ride) Tanto è vero che sul finale nella commedia c’è una battuta che dice che “a Roma semo tutti un po’ Rugantino, con la voja de sembrà forti screpati, gente che ce la sanno fa!†La mia vera responsabilità è verso il pubblico che rinnova ogni volta la sua fiducia. Il teatro è la sfida più alta e più rischiosa. Chi compra il biglietto senza vedere prima il cammello non va deluso!».

Glamlife: Come sarà il tuo Rugantino?

E.B.: «Ho cercato di arginare la mia personalità, anche se è difficile quando si ha seguito di pubblico con gli show e con la televisione. Volevo neutralizzarmi senza snaturarmi, perché comunque sono sempre io e non sarebbe nemmeno giusto per chi ha piacere di riconoscermi. Ho affrontato Rugantino in modo amichevole: “Lasciami i tuoi panni, cercherò di vestirli al meglio”».

Glamlife: C’è più Brignano nella messinscena o nel personaggio?

E.B.: «Sai, qualcuno ha detto che sarà “Brigantino”, ma invece ho voluto rispettare la tradizione, filtrandola attraverso la mia esperienza. Il modo di affrontarlo è stato amichevole, attenendomi alla tradizione del personaggio e mettendo in qualche sfumatura un po’ di Brignano. Noi recitiamo battute scritte da geni e facciamo cantare la platea su dolci note mai passate di moda, perché avremmo dovuto cambiare? “Roma nun fa’ la stupida stasera” la sanno anche a Manhattan!».

Glamlife: È vero che da piccolo hai pensato di fare l’attore proprio vedendo questo spettacolo?

E.B.: «Sì, e ora che me lo hai ricordato dovrei restituire alla mia famiglia i soldi del biglietto, che sono stati spesi molto bene! Spero tanto che i genitori accompagnino i figli, togliendoli dalla televisione e da internet, ad assistere a questa storia live che parla d’amore, di sangue, di passione, ma anche di morti. I francesi ci hanno portato via la Gioconda, ma ci hanno lasciato la ghigliottina e la morte è una faccenda molto romana, come è evidente dall’imprecazione o augurio con cui spesso esprimiamo i nostri commenti, evocando i parenti scomparsi nostri o altrui!».

Glamlife: Tu hai curato la messinscena, recuperando la regia originale di Garinei e Giovannini. Una sorta di restauro.

E.B.: «Abbiamo rinnovato la scenografia autentica con il doppio girevole, che calza a pennello al Sistina per il quantitativo: ci vogliono 7 camion per portarla. Abbiamo cercato di mantenere una certa tradizione e abbiamo restaurato alcuni costumi. Gnecco indossa i pantaloni che furono di Aldo Fabrizi. Vorrei trasmettere quello che ho ereditato da Pietro Garinei. Non mi ha mai passato direttamente il suo scettro, ma mi sono sentito di afferrarlo dando a questo lavoro la sua impronta nel segno di un totale rigore. Il testo, poi, è stato rispolverato in maniera attenta alla tradizione romanesca di rione e non involgarita dal linguaggio di borgata. È stato un impegno immenso: 40 giorni di prove giornaliere. Ho visto più Maurizio Mattioli di mia madre, tanto mi fa incazzare allo stesso modo… Al suo Mastro Titta, per esempio, ho aggiunto un tratto malinconico e una maggiore autorità».

Glamlife: Con quale criterio ha selezionato la compagnia?

E.B.: «Su provino. Nessuno è passato sotto a una scrivania, ma solo sopra per lasciare il curriculum, senza raccomandazione. Siamo diventati amici perché sono partigiano ed è così che amo lavorare».

Glamlife: Secondo te il pubblico perché è tanto affezionato a questo spettacolo?

E.B.: «Perché questo è lo spettacolo di chi ama Roma, oggi Roma è un po’ troppo annacquata da esterofilismi, da cose straniere, da Sushi Bar, da ristoranti cinesi. La commedia è legata fortemente alle tematiche di questa città, uno spettacolo in cui si conoscono momenti di storia che non si potrebbero scoprire in altri modi».

Glamlife: Questo recupero del linguaggio: ci puoi dire una battuta “rispolverata”?

E.B.: «Rosetta, che nega l’amore con Rugantino dice: “me te magnerebbe er coreâ€, Rugantino dice “io me te magnerebbe de baci†e lei risponde “allora me sa che te mori de fame…â€Â»

Luca Maria Brogli

Il tenerone e quella che non legge i suoi libri

17 novembre 2010
Categorie: Glamlife Interview

Intervista a Claudia Pandolfi e Fabio Volo, due “Figli (continua…)

MICHELA QUATTROCIOCCHE: “Scusa ma vorrei un ruolo più estremoâ€

24 ottobre 2010
Categorie: Glamlife Interview

12313_10150175849945534_486546390533_12237794_2055813_nMoccia con “Scusa ma ti chiamo amore†e “Scusa (continua…)

Renato Zero, il “Presente†è un tour in un DVD

18 maggio 2010
Categorie: Glamlife Interview

cover PRESENTE ZERONOVETOUR_ME’ un Renato Zero spumeggiante quello che si presenta al cospetto della corte dei giornalisti romani, per la presentazione del suo nuovo Dvd live “Presente Zeronovetour†(che contiene anche il suo ultimo cd, «Presente», appunto, che, prima ancora di essere venduto nei negozi, aveva toccato già la cifra record di 50mila prenotazioni), tour che ha portato l’artista romano con trenta date ad attraversare l’Italia da Nord a Sud con un live di questo suo ultimo album (5 dischi di platino e oltre 350.000 copie vendute). “Sono un bravo ragazzo, che farà 60 anni il 30 settembre. Si avvicina la data e non sono stato cliente di questi chirurghi, e questo è un risultato. Non conosco il collagene ed il botulino e pure questo è un risultato, sono ancora molto felicemente amico delle amatriciane e delle carbonare. W la fettuccina!â€. Questo è Renato Zero, elegante nel suo completo nero con inserti bianchi, che si sofferma a parlare di tutto: dal suo nuovo DVD al decreto Bondi, dai Reality Show ai suoi programmi in cantiere per l’Abruzzo e ai suoi progetti per la fondazione “Fonopoliâ€, dalla pedofilia ai finanziamenti alle grandi produzioni teatrali. Un incontro a tutto tondo con un grandissimo della musica italiana che sa usare il citofono, ma non sa usare Facebook. (continua…)

Pierfrancesco Favino: Cosavuoidipiù?“Sorprendere me stessoâ€

30 aprile 2010
Categorie: Glamlife Interview

Immagine390x100bisDiciamolo subito: Pierfrancesco Favino è il volto del cinema di (continua…)

Giampiero Ingrassia tra teatro, “testimonianze†e glamour

5 marzo 2010
Categorie: Glamlife Interview

ingrassiaDalla commedia alle fiction, dal teatro al cinema passando per tv e i musical, di cui è stato il capostipite del genere in Italia con “Greaseâ€. Glamlife ha incontrato il discepolo di Proietti che ha fatto del suo nome non una pesante eredità con cui convivere, ma una splendida identità da conservare.
Giampiero Ingrassia, classe 1961, esponente del buon teatro nostrano è in scena fino al 14 marzo con “Testimoniâ€, spettacolo (scritto e diretto da Angelo Longoni, Cesare Bocci e Giovanni Vettorazzo) da gustare tutto d’un sorso al Sala Umberto (Via della Mercede, Roma) in cui ci si immerge in una realtà dove nulla è più quello che sembra, portati via dalla corrente in piena di una giustizia colma di enigmi.
Un’intervista a tutto tondo con un artista che “non potrebbe vivere senza l’emozione del teatro†e che, in fondo, più che Glamlife è un po’ Glamrock.

Glamlife: Giampiero Ingrassia, ci parli della tua nuova avventura teatrale (fino al 14 marzo al Sala Umberto di Roma) “Testimoni�
Giampiero Ingrassia: E’ un testo scritto da Angelo Longoni, interpretato da me, Cesare Bocci e da Giovanni Vettorazzo ed è la storia di due amici che assistono ad un omicidio, e decidono di testimoniare. Questa cosa gli cambierà totalmente la vita perché saranno prelevati dalle loro case e portati in un bunker segreto: gli rifanno il volto e da lì in poi inizierà un programma di protezione testimoni. Cambieranno nome, la storia della loro vita e ci sarà un preparatore (Giovanni Vettorazzo) che li pungolerà e li preparerà a questa nuova vita. Il fatto di vivere nella stessa stanza e per così lungo tempo farà scattare nei due amici gelosie, incertezze, violenze, proprio perché sono costretti a vivere in pochi metri quadrati. Fino al colpo di scena finale. Il pubblico si pone la domanda: se capitasse a me, farei la stessa cosa? Testimonierei distruggendo la mia vita? E se poi non vengo protetto?

Glamlife: Quale è il tuo personaggio in “Testimoni�
G.I.: Dei due è quello che maggiormente rifiuta la sua nuova vita, il suo nuovo lavoro (assicuratore), non gli piace la sua nuova faccia, gli hanno tolto dei capelli e rifatto il naso… E non l’accetta anche perché non capisce contro chi sta testimoniando, chi sono le persone che verranno aiutate. Fino all’epilogo che non sarà, certo, felicissimo per tutti.

ingrassia-bocci-vettorazzo scena ridottaGlamlife: Quanto è paradossale perdere la libertà per una giustizia piena di enigmi?
G.I.: Certo, è un paradosso. La giustizia in questo spettacolo non è lineare, non è limpida e lo si vede anche dal preparatore. In realtà io devo fare il cittadino onesto, ma se poi questo mi rivolta e distrugge la vita… ne vale la pena? Non è un testo di denuncia, si parla della giustizia ma non si va contro la giustizia. In realtà è la storia di due amici, e del cambiamento del loro rapporto nell’arco del periodo di convivenza forzata.

Glamlife: Potremmo definirlo kafkiano, come spettacolo e come realtà che vivete in scena?
G.I. (sorride): E’ uno spettacolo emozionante, nel senso che è pieno di emozioni. E’ un spettacolo dove si ride, si riflette e ci si commuove pure nello scoprire la vera identità dei personaggi. E siccome far teatro significa emozionare, far ridere, far riflettere, far piangere… questo è uno spettacolo che il suo obiettivo lo ha colto. Sai, anche per noi è uno spettacolo difficile perché è un atto unico. Una volta entrati non si esce più. Per un’ora e mezza siamo catapultati sulla scena: è una discesa all’inferno… usciamo dal palcoscenico veramente provati, stanchi, perché fatichiamo ad uscire dal personaggio. Ma, nonostante tutto, si ride dello scontro tra le personalità dei protagonisti in scena.

Glamlife: Giampiero, hai lavorato moltissimo in teatro (sei stato uno dei capostipiti del genere Musical italiano con “Greaseâ€) ma hai dato molto anche alla televisione e al cinema. Quale è tra questi la forma di spettacolo che ti appartiene di più?
G.I.: Tutte e tre, perché sono tre modi di affrontare questo mestiere. Con il teatro hai la possibilità di confrontarti con il pubblico, nel cinema hai un rapporto molto più minimalista anche nel modo di recitare. Poi la popolarità che ti dà il cinema o la televisione sono diverse. L’ideale sarebbe l’alternare le tre forme di spettacolo. Ma io, non potrei mai rinunciare al teatro, ai camerini, all’applauso.

Glamlife: Ma quale è il tuo pubblico?
G.I.: Per fortuna, siccome sono 27 anni che faccio questo mestiere, mi sono portato dietro quelli che a quel tempo erano giovani e che oggi sono meno giovani, ma anche i giovani di adesso e chi giovane non lo è più. Dunque è un pubblico variegato. Anche perché a me piace molto variare: passo dal musical, alla commedia brillante a quella americana, allo spettacolo impegnato, ad un testo italiano. Perché altrimenti nella vita che facciamo? Sempre i cattivi? Sempre quelli impegnati? Il nostro mestiere è questo, il cambiare e confrontarsi contro generi diversi. Teoricamente in America fanno così…

ingrassia -bocci scena ridottaGlamlife: Parlando proprio di America, recentemente in un’intervista a “La Repubblicaâ€, il maestro Riccardo Muti ha affermato che in Italia si bada più alla dimensione mondana che alla missione culturale del teatro, rispetto agli Usa in cui c’è un’organizzazione da cui noi dovremmo imparare. Cosa ne pensi? E quale è lo stato attuale del teatro in Italia?
G.I.: Si parla sempre di crisi del teatro, ma per fortuna devo dire che in questo periodo c’è un certo tipo di fermento… sia i grandi teatri – a parte il grande problema del taglio del Fus – sia gli autori, c’è molta carne al fuoco. Se anche i media dedicassero più spazio al teatro e meno al gossip… se pensi che trasmissioni di gossip ce ne sono duemila, mentre quelle di teatro ne esistono solo due: quella di Marzullo all’una di notte e una alle nove del mattino con Strabioli. Il teatro è il nostro background, è cultura. Cerchiamo di salvaguardarlo.

Glamlife: Ma il teatro viene ancora percepito come attività ricreativa d’elite?
G.I.: Il pubblico in questi anni si è abituato al teatro, si è aperto. Mentre prima era pigro, adesso c’è anche la curiosità di vedere quel personaggio televisivo in teatro e questo fa bene al teatro stesso. Poi, c’è spazio per tutti. C’è spazio per le Isole dei famosi, Sanremo… ben venga tutto, cerchiamo di non mischiare le cose. Allora, perché i chirurghi per operare hanno bisogno della laurea e uno per recitare può farlo senza preparazione? Anche perché poi il cinema, il teatro e la televisione ne perdono in qualità.

Glamlife: Quindi alla fine possiamo dire che il teatro viene visto come luogo “Glam�
G.I.: Nel senso bello della parola… ben venga! Glamrock, oserei dire! La gente per fortuna viene ben informata su quello che va a vedere a teatro, c’è più consapevolezza nella scelta. Chi viene a vedere “Testimoni†sa quello che sta andando a vedere!

Glamlife: Ultima e doverosa domanda. Come sta procedendo l’avventura della “Fonderia delle Artiâ€, scuola di cui sei uno dei fondatori?
G.I.: Molto bene. Siamo al quarto anno di attività, perché insieme a miei soci si lavora, si forgiano gli attori e qui gli allievi passano due anni della loro vita. Non abbiamo la presunzione di dire che tutti i nostri ragazzi diventano attori. Però è una scuola seria, con insegnanti seri. E i risultati ci sono. Un mio allievo adesso fa “Greaseâ€, un altro sta facendo il “Pianeta Proibito†con la Cuccarini e ha fatto X Factor. Non vendiamo stelle filanti, ma ci mettiamo l’impegno e io ci metto la faccia. Mi piace cullarmeli perché so quello che si prova nello stacco tra il mondo dello studio a quello lavoro, come capitò a me dopo il laboratorio di Proietti. Ti senti improvvisamente da solo. Noi cerchiamo di aiutarli con i provini, proponendo i ragazzi al mondo dello spettacolo, aiutandoli.

Luca Maria Brogli  e  Daniela Raspa

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