Roma Wine Festival, l’eccellenza enogastronomica alla Città del Gusto
6 maggio 2011
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Roma Wine Festival
7 e 8 Maggio 2011
CittĂ del gusto, via Enrico Fermi 161
Roma
www.romawinefestival.it
Con le sue 5.000 presenze nella scorsa edizione, torna nel week-end del 7 ed 8 maggio, nella splendida cornice della Città del Gusto, il Roma Wine Festival, una grande vetrina per tanti produttori di eccellenza che vogliono incontrare il loro pubblico in un appuntamento che vuole essere rivolto ad un’èlite di consumatori amanti non solo del gusto, del sapore e del colore dei vini, ma anche della cultura gastronomica che ruota intorno ad essi.
130 aziende italiane, 600 etichette e 10.000 bottiglie accoglieranno i visitatori in questa quarta edizione (idealmente, un proseguo del fortunato Vinitaly) che offre un percorso ricco di novità , un serrato programma di workshop condotti da esperti del Gambero Rosso, con degustazioni di vini di ogni Regione, scambi enologici-culturali e occasioni per approfondire, o conoscere per la prima volta, i misteri e le curiosità dell’affascinante e magico mondo del vino. Il grande numero di etichette presenti, provenienti da tutta l’Italia, consentirà ad intenditori, cultori del buon bere e neofiti che vorranno cogliere questa occasione per avvicinarsi al mondo del vino e vivere un vero Grand Tour tra le preziosità enologiche del nostro Paese.
Prima tra tutte le manifestazioni del vino, Roma Wine Festival lancia quest’anno la figura del Personal Winer, ovvero sommelier a disposizione per accompagnare il pubblico in una visita guidata attraverso le tante opportunità di degustazione che la manifestazione offre.
Da sempre sinonimo di stile e ricercatezza, il vino è più di una bevanda, ma un vero e proprio elemento culturale che la Città di Roma vuole celebrare con questo evento (nato dalla collaborazione tra il Gambero Rosso, Artix, la Regione Lazio e la Camera di Commerci di Roma) da vivere nella Città Del Gusto, un grande contenitore per comunicare le eccellenze enogastronomiche, dove poter passare un fine settimana assaggiando vini di ogni regione o partecipare a seminari con il “bicchiere in mano” promuovendo la cultura del vino di alta qualità .
Luca Maria Brogli
“Giselle”, la magia del balletto sul palco del Teatro Quirino
27 aprile 2011
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“GISELLE”
étoiles ospiti Nadejda Scepaciova e Vladimir Statnii
musiche Adolphe Adam
coreografie rivisitate da Alexandru Frunza
Dal 26 aprile all’8 maggio 2011
Teatro Quirino – Roma
Applausi a scena aperta per le ètoile Nadejda Scepaciova e Vladimir Statnii, sensualmente fluttuanti nelle atmosfere bucoliche di “Giselle”. La Royal Czech Ballet riporta il balletto classico al Teatro Quirino, nella sempiterna opera di Théophile Gautier (il celebre poeta francese autore, tra i tantissimi altri, anche del manifesto parnassiano “L’art pour l’art”), la “Giselle”, il cui libretto venne musicato nel 1841 da Adolphe-Charles Adam con le coreografie rivisitate per questa rappresentazione da Alexandru Frunza.
Amore e passione pervadono non solo i movimenti, ma la stessa struggente storia, quella di una bella contadina sedotta da Albrecht, principe già promesso sposo che si finge popolano. Il primo atto riguarda la vicenda dell’incontro tra i due, la seduzione e lo scontro tra il principe seduttore con il suo rivale in amore che lo smaschera facendo morire di dolore Giselle con gli elegati movimenti che solo il balletto romantico può offrire. Il secondo atto riguarda la vicenda delle “Villi”, lo spirito di giovani morte prima del matrimonio che vorrebbero vendicarsi di Albrecht, facendolo danzare fino a morire per sfinimento. Solo l’intervento dello spirito di Giselle lo aiuterà , sostenendolo fino all’alba, quando le “Villi” sono costrette a ritirarsi.
Un classico mondiale del balletto rappresentato in modo fedele all’allestimento tradizionale dalla Royal Czech Ballet, una compagnia composta da ballerini provenienti dall’ Europa, dall’America e dal Canada che in questa performance ospitano le étoiles Nadejda Scepaciova e Vladimir Statnii.
Appassionante.
Luca Maria Brogli
Tutti in pista con Flashdance!
23 aprile 2011
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Dopo 6 mesi di tournee e dopo aver conquistato il (continua…)
“Intrappolati nella commedia”, il metateatro secondo Lillo e Greg
16 aprile 2011
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“Intrappolati nella commedia”
Commedia in due atti di Claudio Greg Gregori
Con Lillo & Greg, Danilo De Santis, Elisa Di Eusanio, Emanuele Salce, Barbara Folchitto
Regia Mauro Mandolini
Dal 12 aprile all’8 maggio 2011
Teatro Sala Umberto
Con il cast al completo che li ha accompagnati nell’avventura radiofonica di “Seiunozero”, Lillo e Greg tornano a teatro con questa fortunata pièce scritta dallo stesso Greg, già apprezzatissima in tutta Italia. Sul palco per un semplice sopralluogo, i due comici si trovano (improvvisamente e a sipario aperto) intrappolati tra le battute, nella scenografia e nella storia di “Una moglie per Thomas”, la commedia che la precedente compagnia ha terminato da più di una settimana in quello stesso teatro. Inutili i tentativi di giustificarsi con gli attori in abiti ottocenteschi che entrano in scena, inutile sottolineare che è tutto un malinteso e smascherare che è tutto un trucco: lo spettacolo va avanti loro malgrado, il pubblico è in scena ed il sipario è aperto. Il meccanismo non si può fermare perché la realtà in cui si ritrova il duo è un universo parallelo, una quarta parete che crolla sotto le loro battute mentre Lillo & Greg scorrazzano increduli creando luoghi e situazioni spazio temporali parallele, che divertono e spiazzano personaggi e pubblico.
Il Teatro secondo Greg (autore della commedia) è un mondo ed una realtĂ che ha le sue regole, le sue leggi fisiche ed “umane” fedeli al copione. Una realtĂ che va avanti anche se qualcuno non risponde alle battute imposte dal testo teatrale ma, d’altronde, “the show must go on”. Frizzante e divertente, la pièce scivola via leggera e divertente tra surreali gag del duo, goffi ed improbabili tentativi di uscire dalle quinte (le porte da cui entrano gli attori a loro non si aprono, le quinte sono murate) e tentativi di convincersi che “è tutto uno scherzo”. L’unico varco a disposizione li proietta in un’altra dimensione parallela: un quiz televisivo dove sono chiamati a rispondere al classico domandone finale.
Di illustri precedenti ne sono piene le pagine della letteratura. Da Pirandello (“Sei personaggi in cerca di autore”) a Shakespeare (“Amleto”, “Come vi piace”, “Sogno di una notte di mezza estate”), da Plauto a Goldoni arrivando fino a Bertold Brecht ed il suo “effetto di alienazione”. Qui Lillo e Greg deliberatamente ammettono che il teatro è finzione, ma proprio nella finzione loro vivono una realtà di un mondo parallelo in bilico tra comicità e follia, in un gioco di scatole cinesi e di contrasti (il recitare aulico dei personaggi in scena stride con lo spaesamento del duo) che ha il merito di esaltare la verve comica dell’avventura vissuta dai due.
Anche in questo spettacolo, Lillo e Greg sono una garanzia di divertimento e di comicitĂ mai banale, sempre in bilico tra il nonsense e l’humor demenziale (che l’ha lanciati) che questa volta si perdono tra metateatro, quarta parete e mondi paralleli. La chiosa finale è tutta shakespeariana: “All the world’s a stage”.
Luca Maria Brogli
MODA & MIDO a Milano
12 marzo 2011
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La 41esima edizione del Salone dell’Occhiale in scena (continua…)
17 Marzo 2011
10 marzo 2011
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Centocinquanta (continua…)
GAP sbarca in Italia…e lo fa con gran stile!
27 febbraio 2011
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Il brand statunitense famoso in tutto il mondo, adesso (continua…)
Sala Umberto, Buccirosso mattatore in “Il Miracolo di Don Ciccillo”
17 febbraio 2011
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IL MIRACOLO DI DON CICCILLO
Regia di Carlo Buccirosso
Con Carlo Buccirosso, Gianni Parisi, Gino Monteleone, Claudiafederica Petrella, Sergio D’Auria, Tilde De Spirito, Giordano Bassetti, Davide Marotta, Graziella Marina.
Dal 16 febbraio al 6 marzo 2011
Teatro Sala Umberto – Roma
Sogno e realtà si mischiano nell’esilarante pièce che Carlo Buccirosso (autore, regista e protagonista) porta al Sala Umberto, quel “miracolo” che avviene in una famiglia della Napoli milionaria che, di fatto, milionaria non è più (o, forse, non lo è mai stata): Alberto Pisapia (Carlo Buccirosso) è un ristoratore di periferia, infatti, sommerso dai debiti che vive in uno stato di esaurimento nervoso ormai da diverso tempo. Ad aggravare la situazione c’è il rapporto con il fratello Alberto (Gianni Parisi) che è fondato su interessi materialistici (è il suo avvocato nonché fallimentare socio in affari) e le tensioni con la suocera (Tilde De Spirito), dirigente di Equitalia (la società di riscossione tributi) che continua a colpirlo con cartelle esattoriali di tutti i tipi. Situazione economica al collasso, famiglia senza fiducia, ipoteche, debiti: in questa situazione, Alberto Pisapia è in cura dal dottore Pasquale Cinquegrana (Gino Monteleone) e dall’infermiera Angela (Claudiafederica Petrella) che lo alleviano anche dalle sofferenze di un’altra malattia, un cancro che lo sta divorando.
Malgrado una visione d’insieme che apparirebbe terribile, lo spettacolo affronta temi disarmanti con l’ironica e pungente comicità dell’ottimo Buccirosso, quell’animale da palcoscenico che, insieme all’omonima compagnia, riesce a coinvolgere gli spettatori in un vortice di equivoci, episodi esilaranti come i dispetti che il piccolo postino (Davide Marotta), suo malgrado, sarà costretto a subire da parte di Pisapia, oppure i vari tentativi di omicidio e rapimento che lo stesso protagonista (esasperato dalle cartelle esattoriali) metterà in pratica ai danni della odiatissima suocera. E il miracolo? Il miracolo di Don Ciccillo (lo stesso Gino Monteleone) è il liberare l’anima di Pisapia, purificandola dai lucidi e perversi pensieri di morte nei confronti della suocera e riavvicinandolo alla moglie.
Deliziosa piéce da gustare tutta d’un fiato che ricorda, in diversi passaggi, alcuni tratti edoardiani come il tema della famiglia luogo di tensione, i rapporti corrotti tra parenti ed, infine, quello della pazzia (vera e presunta): un teatro dalla comicità fine e garbata che, a differenza di Eduardo, però, non ha una “prepotente” valenza e critica sociale.
Luca Maria Brogli
Al Quirino, Caterina Murino in “Dona Flor e i suoi due mariti”
16 febbraio 2011
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DONA FLOR E I SUOI DUE MARITI
di Jorge Amado
con Caterina Murino Paolo Calabresi Max Malatesta
Regia e drammaturgia Emanuela Giordano
Dal 15 al 27 febbraio 2011
Teatro Quirino – Roma
Emanuela Giordano firma la regia e drammaturgia della deliziosa trasposizione teatrale di “Dona Flor e i suoi due mariti”, romanzo dello scrittore brasiliano Jorge Amado, in cui la protagonista Caterina Murino (tra i suoi tanti lavori, la ricordiamo anche come “Bond Girl” nel film “Casinò Royale” del 2006) ci porta nelle atmosfere magiche e vivaci della Bahia più popolare, grazie anche alle dinamiche sceniche, alle musiche dal sapore latino eseguite dal vivo dall’Orchestra Bubbez (trio in scena per tutta la rappresentazione ed elemento scenografico vero e proprio) e alla verve di un impianto recitativo corale impeccabile.
Poesia ed erotismo, amore e sensualità , vizi e virtù si mischiano in questa storia ambientata in un quartiere popolare di Bahia a metà del Novecento dove, dopo la morte del marito Vadinho (scapestrato donnaiuolo ed accanito giocatore d’azzardo, che muore durante il carnevale ubriaco e con indosso un vestito da sposa, interpretato da un frizzante Max Malatesta), la dolce e morigerata Dona Flor (Caterina Murino) vive la sua vedovanza portando avanti la sua scuola di cucina spronata dalle sue tre fedeli e “vivaci” comari Gisa, Nora e Norma (che rappresentano il coro della vicenda e spettatrici “narranti” Simonetta Cartia, Claudia Gusmano e Laura Rovetti il cui sincronismo di battute, di coralità e di movimenti alza ulteriormente il livello dello spettacolo) a ricominciare a vivere la vita, quella vita che pulsa nelle vie di Bahia, quella voglia di allegria e passione che è insita nella cultura brasiliana e che attraversa tutto lo spettacolo.
Ed è così che Flor si risposa con Teodoro (Paolo Calabresi, volto noto di diverse fiction televisive come “Ris” o “Boris” nonché presentatore per La7), colto e riguardoso farmacista. Dalla passionalità e spregiudicatezza di Vandiho alla seraficità e rigorosità del premuroso Teodoro, dall’amore intenso ma incerto al futuro più stabile economicamente: questa distonia tra il suo passato e il suo presente porta Flor a rivivere attraverso flashback momenti di passionalità vissuti col primo marito, uomo traditore scapestrato, e a capire (nel suo candore) che un solo uomo non può soddisfare i suoi desideri d’amore accettando uno strano “ménage a trois” con il suo marito vivo e con quello defunto, il cui spirito aleggia ancora su di lei.
Lo spettacolo è come il libro, un affresco a tinte tenere della sfrenata vita dei quartieri popolari baiani, dove donne di vita e prostitute si mischiano a donne morigerate, dove il rhum, il ballo, la sessualità prorompente, l’amore puro e il tradimento o al gioco d’azzardo sono parte della vita quotidiana. L’impianto scenico (curato da Andrea Nelson Cecchini) è fedele alla scelta del Quirino: tre pannelli (uno centrale e due laterali) su cui vengono proiettate immagini e “frame” che trasformano il palcoscenico senza bisogno di alcun “deus ex machina”, in modo assoluto ed elegante, riuscendo a portare lo spettatore nelle atmosfere tanto care a Jorge Amado e a far assaporare gli odori della cucina di Dona Flor. Ritmi veloci e serrati per una pièce che ripropone in un’ottica particolare il sempiterno cerchio del “Lui, lei, l’altro”, e nella quale giganteggia anche la figura dell’energica Dona Rozilda (Serena Mattace Raso), madre di Dona Flor ed accanita denigratrice dello stile di vita scapestrato di Vandinho, la cui interpretazione sopra le righe ha il merito di sottolineare ancora di più il contrasto tra la passionalità e la fisicità del primo marito contro la sicurezza “economica e sociale“ del secondo. In due parole, quello che nel mondo della tragedia greca (e in particolare ne l’“Antigone”) è la dicotomia tra “nomos” e “fusis”.
Unica nota stonata la scelta della Murino per il ruolo di Dona Flor: la bella sarda in scena mette in mostra le sue doti recitative anche con monologhi di buon livello, ma quello che mai in maniera più azzeccata potremmo chiamare il “fisique du role” non si addice ad una donna dai tratti e della voce fine ed elegante, non certo una donna sensuale brasiliana che vive in un quartiere popolare ed il cui desiderio sessuale del suo defunto marito sembra “graffiarle da dentro”. Troppo fredda e distaccata in alcuni passaggi dello spettacolo, in cui la prepotente sensualità deve prendere il sopravvento a ritmo di frenesia brasiliana. Insomma, un’attrice più da “My fair lady” che Dona Flor.
Luca Maria Brogli
Folli, moderne e non convenzionali: sono “Le Baccanti” di Euripide, secondo Erika Manni.
19 gennaio 2011
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“Le Baccanti”
di Euripide
Regia di Erika Manni
Coreografie di Francesca Baragli
Dal 18 al 30 gennaio 2011
Teatro Dell’Orologio – Sala Orfeo
La sfida nel 2011 è rileggere, in chiave moderna e sperimentale, un testo rappresentato per la prima volta quattrocentocinque anni prima della nascita di Cristo. Quello di Erika Manni è “un teatro che scuote, risveglia, incuriosisce e diverte” (come scrive la stessa regista), un teatro sperimentale, fatto di materiali di scena moderni in cui l’assoluto protagonista è Dioniso, che è vino, danza, musica, movimento: tutti elementi che ritornano nel lavoro di Erika Manni (con le coreografie di Francesca Bragagli) in cui ogni passaggio trasuda energia in questa rappresentazione de “Le baccanti”, opera religiosa e tragica allo stesso tempo scritta da Euripide tra il 406 ed il 407 avanti Cristo.
Un allestimento non convenzionale che spazia tra riferimenti alle fiabe classiche, allegorie dei nostri giorni e costumi pensati e realizzati in un’ottica di contemporaneitĂ . Uno spettacolo che è una grande festa teatrale e culturale; teatro classico attualizzato, nel rispetto delle tradizioni, ma consentendo una maggiore permeabilitĂ delle diverse culture a confronto, il tutto mostrando un particolare interesse per i nuovi linguaggi e per la ricerca drammaturgica. Forzati e marcati alcuni accostamenti e passaggi, ma decisamente interessanti ed illuminati larghi tratti di questo spettacolo che esprime la natura sperimentale – in alcuni casi beckettiana – della regia e dell’estro creativo di Erika Manni, che in queste “Baccanti” sperimenta vari linguaggi teatrali, mischiando tutti i registri contenuti nel poema (tragico, comico, farsesco) segnando, così, anche in questa opera una sua “punteggiatura” drammaturgica. Ed è così che il dialogo tra Tiresia e Penteo diventa quello tra Cappuccetto rosso ed il lupo, che gli stessi due protagonisti inizino a ballare musica house, che Dioniso parli con accento marcatamente barese o che Penteo indossi Adidas Trainer.
La trama: Dioniso (Alessandro Epifani), assumendo l’aspetto di uno straniero, si reca a Tebe ed infonde il delirio nelle donne della città che, trasformate in baccanti si recano sul monte Citerone a praticare riti dionisiaci. In tal modo, Dioniso vuole mostrare la sua potenza a coloro che avevano negato che egli fosse un dio, a cominciare dalle sorelle (Valentina Baragli, Vania Lai e Beatrice Loreti) di sua madre Agave (Francesca Baragli) e da Penteo (Edoardo Ciufoletti), sovrano di Tebe. Nonostante i consigli di Cadmo (Giancarlo Porcari) e dell’indovino Tiresia, Penteo si oppone a Dioniso e tenta di imprigionarlo. Il dio però si libera, ed infonde la follia nello stesso Penteo, convincendolo a vestirsi da baccante per andare a spiare le donne sul Citerone. Giunto là , Penteo viene aggredito e fatto a pezzi dalle baccanti inferocite fra cui vi sono anche sua madre Agave e le zie. Agave si presenta trionfante con la testa del figlio in mano, convinta di aver ucciso un leone. Ma, parlando con Cadmo, essa ritorna in sé e si rende conto di ciò che ha compiuto.
Il trionfo di Dioniso è completo.
Luca Maria Brogli














