Harmont & Blaine: il bassotto piĂą famoso

25 novembre 2009
Categorie: Fashion industry

harmontHarmont & Blaine, marchio napoletano di moda casual e sportiva, punta oggi ad espandersi worldwide con negozi in Asia e Medioriente, forte nell’ultimo quinquennio di una crescita annua pari al 40%.

L’azienda ha chiuso il bilancio 2008 con un fatturato di 40 milioni di euro con un incremento del 19% rispetto al 2007. Per il 2009, dove giĂ  i dati del primo semestre segnalano un turnover positivo pari a 21.8 milioni di euro, si prevede un giro d’affari di circa 44 milioni di euro, mettendo, così, a segno una crescita a doppia cifra rispetto al 2008.

Questi numeri sono il risultato di un lungo percorso, segnato da successi, momenti di difficoltà ed importanti scelte di business, che ha origine a Napoli nel 1987. Da piccola produzione di guanti in pelle, Harmont & Blaine passa alle cravatte, quindi all’abbigliamento mare fino ad essere riconosciuto oggi come un marchio per tutte le stagioni. Ripercorriamo insieme questa storia nei punti più interessanti.

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La Storia

Nel 1987 Harmont & Blaine inizia a produrre guanti in pelle, dando avvio ai primi successi di vendita.

Nell’inverno del ’92 e ’93 si registrarono le temperature più alte ed il fatturato scese del 50% in un anno per tutto il settore della guanteria, che era composto da un centinaio di aziende. Harmont & Blain decise allora di cambiare settore iniziando a produrre cravatte di altissima qualità, nasce la Harmont, a cui si aggiunse Blaine, nome che da molti viene giudicato impronunciabile. A questo nome aggiunsero il simbolo del bassotto, “cane dalle sembianze non proprio belle, e quindi molto abile nel trovare altri punti di forza…“, come sostiene l’attuale Presidente e AD Domenico Menniti.

02Stava andando quindi tutto bene, finché nel 1994 Armani e Versace, in coro, pronunciano la seguente frase: “la cravatta è morta”. L’azienda napoletana iniziò quindi a lavorare ad una linea di abbigliamento intimo, Papero Giallo, e subito dopo, nel 1995, inventò la prima collezione di boxer da mare dove il colore è il protagonista. Colorati e divertenti, i boxer da mare Harmont & Blain sono così, come si può notare anche tutt’oggi. Era l’epoca dei tre colori: grigio, nero e marrone. Mentre i grandi stilisti lavorano solo su questi colori, Harmon & Blain puntava sul colore.

La produzione di quegli anni, incentrata essenzialmente su teli di spugna e t-shirt, era costituita però da un prodotto mono-stagionale che consentiva di vendere solo in primavera ed estate. Pensarono così alla camicia, giocando sempre sui tessuti e sul colore. La camicia col bassotto diventa presto un must.

Questo è il momento in cui Harmont & Blaine inizia un percorso virtuoso. Dai 2,5 milioni del 2001 arrivano ai 45 del 2008, con incrementi del 30% l’anno e punte del 75%.

In quei giorni del 2001, l’azienda apre negozi monomarca che potessero dare sensazione all’offerta Harmont & Blaine. Secondo la logica Harmont & Blain, i punti vendita monomarca non devono per forza fare business, devono fare brand e dare sensazioni precise al cliente. Iniziano quindi con il punto vendita di Capri, per arrivare a Portofino, Forte dei Marmi… tutto in stile Harmont & Blaine. Sviluppano inoltre accordi molto interessanti, primo tra tutti quello con Rinascente. Oggi in Italia contano 27 punti vendita monomarca, e altri 23 nel mondo

Nel 2006 Harmont & Blain ha stretto un accordo con una piccola azienda napoletana per la linea bambino: Harmont & Blaine Junior. Era una piccola azienda, e oggi è tra i primi cinque marchi junior in Italia, con un fatturato di 8 milioni di cui il 5% all’estero.

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Il posizionamento strategico attuale e prossimi passi

In questo momento è in corso un riposizionamento di mercato verso l’alto. In base a questa strategia Harmont & Blain lascerà sul campo italiano cinque milioni di fatturato, ma che probabilmente permetteranno di vivere più a lungo in futuro. L’azienda napoletana rinuncia a quella fetta di mercato più bassa, per andare a raggiungere quella fascia di mercato che è in condizione di acquistare un nostro prodotto, ovunque esso sia. E’ per questo che Harmont & Blain sta crescendo all’estero, in particolare nei paesi emergenti. L’idea è quella di iniziare ad essere riconosciuti come “non per tutti”.

Nonostante il periodo di crisi mondiale l’azienda non ha rallentato i piani di sviluppo tanto che, nei primi sei mesi di quest’anno, è sbarcata a Doha, Hong Kong, Puerto Banus e a Tyumen in Siberia. Recentemente è approdata anche ad Istanbul città nella quale raddoppierà la presenza entro marzo 2010.

Per quanto riguarda invece il panorama italiano Harmont & Blain ha inaugurato un nuovo store presso l’areoporto di Torino ed un elegante showroom, che si estende su 600 metri quadri, all’interno del Polo della QualitĂ  a Marcianise in provincia di Caserta.

13Contemporaneamente al piano di rafforzamneto degli opening a livello mondiale è in atto lo studio di una trasformazione della Harmont & Blaine Spa in una Holding con l’obiettivo di gestire tutte le operazioni retail in modo piĂą capillare. PiĂą precisamente si sta valutando di creare una societĂ  che gestirĂ  le attivitĂ  food and beverage dell’Harmont & Blaine CafĂ©, di cui sono giĂ  in programma due nuove aperture a Doha e a Tel Aviv, una societĂ  di diritto svizzero per le attivitĂ  di retail che saranno allocate alla Confederazione e la costituzione della Harmont & Blaine USA per lo sviluppo di un network commerciale americano, paese che sarĂ  interessato da due strategiche aperture su West ed East Coast rispettivamente a New York e a Beverly Hills.

E se l’internazionalizzazione di un marchio di qualità come Harmont & Blaine significa far conoscere di più il nostro paese come centro di eccellenza del settore fashion mondiale, ci auguriamo che questa espansione oltre i confini nazionali proceda con successo.

Andrea Diacono

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