Prada: moda, arte e innovazione
4 gennaio 2010
Categorie: Fashion industry
Il marchio Prada ha origini molto antiche. Per trovarle è necessario risalire al 1913, quando il signor Mario Prada creatore di borse, bauli e accessori in pelle trasforma il negozio milanese di Galleria Vittorio Emanuele II nella mecca per gli appassionati di accessori “capaci di non passare di moda nel giro di una stagione” come lo stesso Mario Prada ama descrivere le sue creazioni.L’interpretazione del “brutto” secondo la stilista è ciò che emerge dai capi di Prada a partire dalla borsa fino all’abito di couture. Ormai famosa e rinomata,la stilista continuava a riscontrare successo con i suoi abiti caratterizzati da un’eleganza “inusuale” ma anche da una grande comodità e raffinatezza; le borse per donna ripercorrevano quelle che erano le caratteristiche della moda pret-a-porter, molto grandi ma allo stesso tempo eleganti.
La storia recente del marchio inizia nel 1988 quando Miuccia disegna la prima collezione Prada donna. All’epoca Prada aveva già due negozi e Milano (lo storico che fu del nonno Mario e il neonato di via della Spiga) e uno a New York tutti e tre sotto la tinta tenue del verdino tipico del marchio.
Arriva Miu Miu nel 1993, per le giovani borghesi che non amano il chiasso ostentato della moda. Nello stesso anno Prada veste anche l’universo maschile con la collezione uomo. Sempre nel 1993 Miuccia Prada e Patrizio Bertelli avviano il progetto PradaMilanoArte. Il progetto promuove inizialmente, attraverso mostre ed esposizioni, opere di scultura contemporanea. In seguito il progetto si è riversato nella Fondazione Prada. Ogni anno vengono organizzate due mostre dedicate alle opere di arte contemporanea di artisti internazionali, alle quali vengono dedicati alcune pubblicazioni.
Nel 1997 Prada Sport è sinonimo di abbigliamento casual e tecnico da portare indifferentemente sulla neve, in campagna o per le passeggiate in città. Intanto come foglie in autunno piovono i premi per Miuccia.
Gli anni successivi sono caratterizzati dall’espansione del marchio Prada attraverso acquisizioni e joint venture. Nel 1999 acquisisce il 51% di Hemult Lang e il 75% di Jil Sander, rileva in toto Curch & Co., storico marchio di scarpe londinese e crea una joint venture con De Rigo per la creazione di occhiali griffati Prada, Miu Miu, Helmut Lang e Jil Sander. Ma per gli amanti della moda Prada rimane da sempre e sempre di più il marchio elegante, vagamente minimale per lui e per lei che rende ogni stagione delicata e preziosa, che affascina la giovane di tendenza e la signora elegante e sobria.
Il “Prada’s Challenge for America’s Cup”: strategie di comunicazione
Siamo arrivati quindi al 2000, anno dell’avventura del team Prada’s Challenge for America’s Cup. Prima di quest’anno Prada era arroccata nel settore alta moda dell’abbigliamento: a differenza di molte aziende concorrenti, non era ancora riuscita o non aveva voluto, lanciare con decisione una linea sportiva più commerciale e commerciabile.
I mercati più favorevoli all’azienda erano quelli americano e giapponese mentre in italia, probabilmente a causa proprio della mancanza di una linea “giovane” e più sportiva, l’appeal sul pubblico non era quello sperato.
Miuccia Prada decide, in collaborazione con il marito Patrizio Bertelli, di entrare a pieno titolo nell’avventura di Luna Rossa, lanciando una linea di abbigliamento sportivo, “da vela”. Risulta facile l’esempio della “scarpetta” da barca utilizzata dai membri del team di Luna Rossa, commercializzata in seguito alla vittoria nella Louis Vuitton Cup, che si è rivelata un must per almeno un paio d’anni tra le calzature “sportive-eleganti” della classe medio-alta.
Oggi quando si parla di Prada’s Challenge for America’s Cup non si può evitare di pensare al brand Prada Sport, in quanto esso è diventato uno degli strumenti più importanti, e sicuramente il più spettacolare, per parlare del marchio sportivo di Prada e per veicolarne e diffonderne i valori.
Proviamo ad analizzare le strategie di comunicazione del gruppo Prada’s Challenge for America’s Cup: se il canale maggiormente utilizzato per alimentare ed incrementare l’attenzione e l’interesse nei suoi riguardi è la stampa, lo strumento principale per far si che ciò avvenga è il sito Internet. Il rapporto con i media viene gestito dall’Ufficio Stampa capitanato da Paolo Martinoni, esperto di comunicazione sportiva, nonchè grande appassionato di vela così come la maggior parte dei funzionari e dei dipendenti di Prada’s Challenge for America’s Cup, una scelta che crea empatia nell’organico e trasmette il senso di affiatamento di una “squadra”, non solo sportiva.
Quando si parla di brand non ci si può affrancare dai valori che essa trasmette; nel caso del Prada’s Challenge for America’s Cup i valori che spiccano maggiormente sono quelli della discrezione e del “low profile” (che tornano nello stile elegante di Prada tout court); il team di De Angelis è riuscito inoltre a trasmettere sentimenti forti, come il coraggio e il gusto per la sfida. La vela, difatti, è uno sport che non solo mette agonisticamente un uomo contro l’altro, ma lo pone innanzitutto a confronto con un elemento tanto incontrollabile quanto pericoloso come il mare, accentuando quindi il senso epico dell’avventura che ha affascinato numerosi narratori e romanzieri. Un’altra componente del successo della Challenge for America’s Cup è il senso di intimità instillato nel pubblico che assisteva alle gare. Esse, infatti, venivano trasmesse a tarda notte a causa della differenza di fuso orario, creando involontariamente un evento o fenomeno di nicchia. Il senso di appartenenza ad un gruppo ristretto, ad un team vincente ma non spocchioso, sempre con i piedi per terra, ha contagiato buona parte degli italiani. Se all’inizio i fan erano pochi e veri esperti di vela, in seguito il numero di telespettatori è aumentato tanto che molti italiani si sono scoperti improbabili velisti.
Tutti gli elementi che hanno determinato il successo della Prada’s Challenge for America’s Cup si ritrovano anche nel brand Prada Sport, creando un gioco di sovrapposizioni e di mutua identificazione tali da renderli pressoché inscindibili. Questo gioco è ulteriormente rinforzato dal logo, un rettangolo rosso con il nome Prada in grigio, che salvo la dicitura “Prada’s Challenge for America’s Cup 2002” è uguale a quello usato per l’abbigliamento sportivo. Anche il sito web, la cui home page con sfondo blu cobalto richiama il colore del mare, emette indiscutibili segnali di legame con il brand Prada: su tutte le schermate troneggia il marchio Prada.
Tuttora nella pubblicità il riferimento continuo al mare è dominante, soprattutto grazie all’utilizzo del colore, all’ambientazione e all’abbigliamento indossato.I colori vengono definiti dall’azienda milanese “NAVY” e sono sulle tonalità del celeste, azzurro e bianco; non manca mai il riferimento a Luna Rossa con un dettaglio anche irrilevante ma tassativamente rosso.
Prada oggi
Presentazione campagna primavera-estate 2009 Presentazione campagna autunno-inverno 2009-2010
Oggi il marchio Prada, grazie ad una capillare catena di boutique monomarca o tramite la grande distribuzione organizzata, distribuisce i propri prodotti sull’intero territorio mondiale. In tutto si contano circa 164 negozi Prada nel mondo. Fra i principali architetti ad aver disegnato le boutique del marchio si possono citare Rem Koolhaas e Herzog & de Meuron.
Di recente pubblicazione il libro “Prada: creatività, modernità e innovazione” un table book di oltre 700 pagine che ripercorre i trent’anni di storia del marchio.
In questo libro, che Miuccia Prada ha voluto realizzare per celebrare la sua grande storia, ci parla non solo di moda, ma anche di arte, cinema, star internazionali e molto altro ancora. E’ la storia del costume internazionale, che si evolve come la moda, in una spirale che si intreccia di continuo.
La stilista e Patrizio Bertelli, scrivono così nella breve introduzione firmata da entrambi:
«un impegno costante nel mondo delle idee e dell’innovazione. L’osservazione e la curiosità nei confronti del mondo, della società e della cultura sono sempre state alla base della creatività e della modernità di Prada: questo ci ha spinto oltre i confini delle boutique e degli showroom, portandoci a interagire con realtà diverse, apparentemente lontane, e a introdurre così naturalmente, quasi inconsciamente, un nuovo modo di fare moda».
E fino a quando fare moda significherà, come in questo caso, dare spazio alla creatività e produrre innovazione, questa redazione sarà sempre lieta di raccontarvela nei minimi dettagli.
Andrea Diacono







