La Valtellina secondo Triacca
9 febbraio 2010
Categorie: Glam Cuisine
Una storia, quella che raccontiamo oggi, che ha come sfondo le innevate vette delle Alpi e che inizia nel 1897, quando Domenico Triacca decide di prendersi cura di un vigneto in una delle zone piĂą vocate alla viticoltura della Valtellina. In quel preciso
istante vengono gettate le basi della filosofia della casa Triacca che sono racchiuse nello slogan presente su tutte le etichette: “dalla mia vigna”. Queste semplici parole significano che la qualità del vino dipende dal vigneto e dal terroir in cui è immerso. Vigna che deve essere amata, curata e rispettata. E per avere la certezza che questi concetti fluiscano in ogni bottiglia, tutte le uve utilizzate provengono dai terreni coltivati dall’azienda stessa.
Ormai è passato più di un secolo e ben quattro generazioni della famiglia Triacca hanno dato il loro contributo a far diventare grande questa cantina. I vigneti si sono allargati e alla tenuta in Valtellina si sono unite quelle in Toscana nel cuore del Chianti Classico e del Vino Nobile di Montepulciano.
Una delle colonne portanti dell’azienda Triacca è l’innovazione tanto da definirli “pionieri” nel vigneto e in cantina.
Innovazione che inizia in vigna, piantando soltanto cloni selezionati di Nebbiolo disposti in filari ad alta densità di impianto e con pochi grappoli per pianta, e che continua in cantina con l’utilizzo di tecniche di vinificazione all’avanguardia. Questi espedienti, oggi considerati la normalità ma un tempo alquanto fantasiosi, hanno permesso di migliorare la qualità delle uve e ottenere vini di altissimo livello.
Il vino che oggi degustiamo è lo Sforzato San Domenico, vino figlio del freddo, considerato il più nobile dei rossi di montagna. Nasce infatti nelle tenute dell’azienda Triacca in Valtellina, il cuore delle Alpi, da vigneti di Nebbiolo disposti su ripidi pendii in ordinate terrazze sostenute da muri di sassi e coltivati con una estrema fatica che solo la passione permette di sopportare. Grazie al clima di montagna, il vino si arricchisce di profumi, di struttura ed eleganza.
Il nome “Sforzato” deriva dalla pratica di “forzare”, ossia prolungare la maturazione dell’uva lasciando appassire i migliori grappoli di Nebbiolo, su graticci in locali asciutti e ben areati, per alcuni mesi dopo la vendemmia. Questo ingrediente unico e inimitabile consente una concentrazione degli zuccheri e delle sostanze aromatiche che unito al successivo affinamento in botte permette di ottenere un vino di grande struttura, complesso ma allo stesso tempo elegante ed equilibrato.
Alla vista regala un bel colore rosso rubino intenso, con una sottile unghia aranciata. Il calice si macchia di lacrime fitte che scendendo lentamente fanno presagire, come una sfera di cristallo, una grande struttura e concentrazione. I due mondi dei frutti e dei fiori si inseguono e regalano al naso accenti di ciliegia, prugna, frutta passita, violetta e rosa (impronte caratteristiche del Nebbiolo).
Ha profumi austeri ma sensuali. Il palato trattiene tanta materia. I due fronti in eterna battaglia, alcol e morbidezza da una parte e freschezza e tannicità dall’altra, sferrano i loro attacchi in perfetto equilibrio. I sussurri della lunga permanenza in botte, 18 mesi, ancora di sentono e ne fanno presagire una vita ancora molto lunga.
L’abbinamento consigliato? Un camino acceso, il freddo della notte e una comoda poltrona.
Per approfondimenti: www.triacca.com
Distribuito da: www.meregalli.it
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Guido Cocozza (Sommelier ed Esperto Degustatore)








