Giampiero Ingrassia tra teatro, “testimonianze” e glamour

5 marzo 2010
Categorie: Glamlife Interview

ingrassiaDalla commedia alle fiction, dal teatro al cinema passando per tv e i musical, di cui è stato il capostipite del genere in Italia con “Grease”. Glamlife ha incontrato il discepolo di Proietti che ha fatto del suo nome non una pesante eredità con cui convivere, ma una splendida identità da conservare.
Giampiero Ingrassia, classe 1961, esponente del buon teatro nostrano è in scena fino al 14 marzo con “Testimoni”, spettacolo (scritto e diretto da Angelo Longoni, Cesare Bocci e Giovanni Vettorazzo) da gustare tutto d’un sorso al Sala Umberto (Via della Mercede, Roma) in cui ci si immerge in una realtà dove nulla è più quello che sembra, portati via dalla corrente in piena di una giustizia colma di enigmi.
Un’intervista a tutto tondo con un artista che “non potrebbe vivere senza l’emozione del teatro” e che, in fondo, più che Glamlife è un po’ Glamrock.

Glamlife: Giampiero Ingrassia, ci parli della tua nuova avventura teatrale (fino al 14 marzo al Sala Umberto di Roma) “Testimoni”?
Giampiero Ingrassia: E’ un testo scritto da Angelo Longoni, interpretato da me, Cesare Bocci e da Giovanni Vettorazzo ed è la storia di due amici che assistono ad un omicidio, e decidono di testimoniare. Questa cosa gli cambierà totalmente la vita perché saranno prelevati dalle loro case e portati in un bunker segreto: gli rifanno il volto e da lì in poi inizierà un programma di protezione testimoni. Cambieranno nome, la storia della loro vita e ci sarà un preparatore (Giovanni Vettorazzo) che li pungolerà e li preparerà a questa nuova vita. Il fatto di vivere nella stessa stanza e per così lungo tempo farà scattare nei due amici gelosie, incertezze, violenze, proprio perché sono costretti a vivere in pochi metri quadrati. Fino al colpo di scena finale. Il pubblico si pone la domanda: se capitasse a me, farei la stessa cosa? Testimonierei distruggendo la mia vita? E se poi non vengo protetto?

Glamlife: Quale è il tuo personaggio in “Testimoni”?
G.I.: Dei due è quello che maggiormente rifiuta la sua nuova vita, il suo nuovo lavoro (assicuratore), non gli piace la sua nuova faccia, gli hanno tolto dei capelli e rifatto il naso… E non l’accetta anche perché non capisce contro chi sta testimoniando, chi sono le persone che verranno aiutate. Fino all’epilogo che non sarà, certo, felicissimo per tutti.

ingrassia-bocci-vettorazzo scena ridottaGlamlife: Quanto è paradossale perdere la libertà per una giustizia piena di enigmi?
G.I.: Certo, è un paradosso. La giustizia in questo spettacolo non è lineare, non è limpida e lo si vede anche dal preparatore. In realtà io devo fare il cittadino onesto, ma se poi questo mi rivolta e distrugge la vita… ne vale la pena? Non è un testo di denuncia, si parla della giustizia ma non si va contro la giustizia. In realtà è la storia di due amici, e del cambiamento del loro rapporto nell’arco del periodo di convivenza forzata.

Glamlife: Potremmo definirlo kafkiano, come spettacolo e come realtà che vivete in scena?
G.I. (sorride): E’ uno spettacolo emozionante, nel senso che è pieno di emozioni. E’ un spettacolo dove si ride, si riflette e ci si commuove pure nello scoprire la vera identità dei personaggi. E siccome far teatro significa emozionare, far ridere, far riflettere, far piangere… questo è uno spettacolo che il suo obiettivo lo ha colto. Sai, anche per noi è uno spettacolo difficile perché è un atto unico. Una volta entrati non si esce più. Per un’ora e mezza siamo catapultati sulla scena: è una discesa all’inferno… usciamo dal palcoscenico veramente provati, stanchi, perché fatichiamo ad uscire dal personaggio. Ma, nonostante tutto, si ride dello scontro tra le personalità dei protagonisti in scena.

Glamlife: Giampiero, hai lavorato moltissimo in teatro (sei stato uno dei capostipiti del genere Musical italiano con “Grease”) ma hai dato molto anche alla televisione e al cinema. Quale è tra questi la forma di spettacolo che ti appartiene di più?
G.I.: Tutte e tre, perché sono tre modi di affrontare questo mestiere. Con il teatro hai la possibilità di confrontarti con il pubblico, nel cinema hai un rapporto molto più minimalista anche nel modo di recitare. Poi la popolarità che ti dà il cinema o la televisione sono diverse. L’ideale sarebbe l’alternare le tre forme di spettacolo. Ma io, non potrei mai rinunciare al teatro, ai camerini, all’applauso.

Glamlife: Ma quale è il tuo pubblico?
G.I.: Per fortuna, siccome sono 27 anni che faccio questo mestiere, mi sono portato dietro quelli che a quel tempo erano giovani e che oggi sono meno giovani, ma anche i giovani di adesso e chi giovane non lo è più. Dunque è un pubblico variegato. Anche perché a me piace molto variare: passo dal musical, alla commedia brillante a quella americana, allo spettacolo impegnato, ad un testo italiano. Perché altrimenti nella vita che facciamo? Sempre i cattivi? Sempre quelli impegnati? Il nostro mestiere è questo, il cambiare e confrontarsi contro generi diversi. Teoricamente in America fanno così…

ingrassia -bocci scena ridottaGlamlife: Parlando proprio di America, recentemente in un’intervista a “La Repubblica”, il maestro Riccardo Muti ha affermato che in Italia si bada più alla dimensione mondana che alla missione culturale del teatro, rispetto agli Usa in cui c’è un’organizzazione da cui noi dovremmo imparare. Cosa ne pensi? E quale è lo stato attuale del teatro in Italia?
G.I.: Si parla sempre di crisi del teatro, ma per fortuna devo dire che in questo periodo c’è un certo tipo di fermento… sia i grandi teatri – a parte il grande problema del taglio del Fus – sia gli autori, c’è molta carne al fuoco. Se anche i media dedicassero più spazio al teatro e meno al gossip… se pensi che trasmissioni di gossip ce ne sono duemila, mentre quelle di teatro ne esistono solo due: quella di Marzullo all’una di notte e una alle nove del mattino con Strabioli. Il teatro è il nostro background, è cultura. Cerchiamo di salvaguardarlo.

Glamlife: Ma il teatro viene ancora percepito come attività ricreativa d’elite?
G.I.: Il pubblico in questi anni si è abituato al teatro, si è aperto. Mentre prima era pigro, adesso c’è anche la curiosità di vedere quel personaggio televisivo in teatro e questo fa bene al teatro stesso. Poi, c’è spazio per tutti. C’è spazio per le Isole dei famosi, Sanremo… ben venga tutto, cerchiamo di non mischiare le cose. Allora, perché i chirurghi per operare hanno bisogno della laurea e uno per recitare può farlo senza preparazione? Anche perché poi il cinema, il teatro e la televisione ne perdono in qualità.

Glamlife: Quindi alla fine possiamo dire che il teatro viene visto come luogo “Glam”?
G.I.: Nel senso bello della parola… ben venga! Glamrock, oserei dire! La gente per fortuna viene ben informata su quello che va a vedere a teatro, c’è più consapevolezza nella scelta. Chi viene a vedere “Testimoni” sa quello che sta andando a vedere!

Glamlife: Ultima e doverosa domanda. Come sta procedendo l’avventura della “Fonderia delle Arti”, scuola di cui sei uno dei fondatori?
G.I.: Molto bene. Siamo al quarto anno di attività, perché insieme a miei soci si lavora, si forgiano gli attori e qui gli allievi passano due anni della loro vita. Non abbiamo la presunzione di dire che tutti i nostri ragazzi diventano attori. Però è una scuola seria, con insegnanti seri. E i risultati ci sono. Un mio allievo adesso fa “Grease”, un altro sta facendo il “Pianeta Proibito” con la Cuccarini e ha fatto X Factor. Non vendiamo stelle filanti, ma ci mettiamo l’impegno e io ci metto la faccia. Mi piace cullarmeli perché so quello che si prova nello stacco tra il mondo dello studio a quello lavoro, come capitò a me dopo il laboratorio di Proietti. Ti senti improvvisamente da solo. Noi cerchiamo di aiutarli con i provini, proponendo i ragazzi al mondo dello spettacolo, aiutandoli.

Luca Maria Brogli  e  Daniela Raspa

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