I due gentiluomini di Verona

14 luglio 2010
Categorie: What's new

gentiluominidi William Shakespeare 

Regia di Francesco Sala

Traduzione e adattamento di Vincenzo Cerami

Musica di Nicola Piovani

dall’8 al 18 luglio ore 21.15 (lunedì riposo)

Silvano Toti Globe Theatre – Villa Borghese

Le peripezie, gli equivoci, i tradimenti, i travestimenti e i risentimenti de “I due gentiluomini di Verona” aprono la spumeggiante stagione del Silvano Toti Globe Theatre (guidato, nella direzione artistica, da Gigi Proietti). Una suggestiva cornice teatrale elisabettiana nel cuore di Villa Borghese e, di fatto, un altare interamente dedicato alle opere del Bardo, struttura unica nel genere in Italia, che prende il nome (“The Globe”) proprio dal teatro che la compagnia di Shakespeare aveva aperto nel 1599 a Londra.

Risalente al 1593, “I due gentiluomini di Verona” è, probabilmente, la prima commedia scritta da Shakespeare, e narra le vicende amorose di Valentino (Gianpiero Ingrassia) e Proteo (Gianluca Guidi), amici di infanzia divisi dall’amore per Silvia, figlia del duca di Milano che l’ha destinata a Turio. L’amore induce Proteo a tradire l’amico che, bandito da Milano, diventa il capo di una banda di briganti. Ma la sua perfidia sarà smascherata: Turio dal canto suo, si rivelerà un codardo e il duca darà Silvia a Valentino. Proteo, pentito, tornerà dalla fidanzata Giulia.

Uno spettacolo ricco di spunti, quello diretto da Francesco Sala, con la traduzione e adattamento di Vincenzo Cerami e le musiche di Nicola Piovani, il cui testo è fortemente legato alla fase più “cortese” di Shakespeare e pensato dal Bardo per un pubblico ben definito di cortigiani “italianofili” (anche l’ambientazione, tra Verona e Milano, è emblematica), in cui il tema dell’incontro/scontro tra amore e amicizia domina tra i versi di questa commedia nata in un periodo di grande disorganizzazione nel mondo teatrale londinese, tra peste, fusioni e rovine nel mondo teatrale d’oltremanica. 

“La scena e i costumi di Silvia Polidori richiamano l’antico ideale elisabettiano di una Natura Madre benevola – ha scritto il regista Francesco Sala – che assieme alle tradizionali metafore di origine medievale, permettono una rivisitazione creativa dei luoghi comuni della cultura italiana percepita da Shakespeare. In questa commedia giovanile, si mescolano vorticosamente amore, amicizia, denaro e potere, si sovvertono allegramente le gerarchie servo-padrone, si ribaltano le identitĂ  per mezzo di travestimenti. La foresta popolata da ingenui banditi, nel pieno spirito pastorale, paleserĂ  il lieto fine: conversione, perdono e promesse di riconciliazione con il mondo e con se stessi”.

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Divertente e “cortigiano”, è uno spettacolo da gustare. E non solo per fini palati shakespeariani.

 

Luca Maria Brogli

 

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